in classe con Radames Silvestri

Estratti dal workshop ‘YOGACTION’. Mattino del secondo giorno


Al mattino, prima di iniziare la pratica, dedicherei sempre qualche istante per accettare l'invito del giorno verso una realtà diversa da quella che abbiamo vissuto durante la notte. Ascoltare il corpo,  muoverlo dall'interno e piano piano apparire fuori.

E' come veder sorgere il sole.

Ogni volta che prendiamo contatto con noi stessi è come rinascere. Sono tante le nascite che avvengono nel corso della nostra vita. Pensiamo a ieri e a come siamo oggi, a che cosa è successo nel nostro corpo. Non siamo più la stessa cosa.

Sotto il profilo biologico avviene un cambio sostanziale. Anche se le funzioni si somigliano, non sono le stesse di ieri.

Se siamo presenti a quello che avviene dentro di noi, anche il nostro vivere diventa più fluido, più facile da accettare e più aderente a quello che stiamo per fare.

Lo Yoga non ci forza ad essere diversi da quelli che siamo, al contrario, ci riporta a casa, dentro di noi. Vuol farci conoscere noi stessi in maniera totale, integrale, in modo che con questa consapevolezza possiamo affrontare il mondo in termini più liberi e non con un comportamento fisso, che può diventare un vizio.

Il nostro ripeterci, infatti, è alla base degli abusi sulla nostra natura. Cominciando dalla struttura, se ci ripetiamo nei gesti, nei modi di pensare, di avvicinare gli altri, il nostro corpo si adatta a questi comportamenti e la ripetizione ottunde le altre facoltà che abbiamo, oltre a creare delle aberrazioni strutturali e a limitare la nostra capacità di esprimerci liberi nello spazio.

Perciò, per ritornare al risveglio mattutino, prendiamo atto del nostro corpo che nasce. Prendiamo atto della realtà davanti a noi, come un bambino che spalanca gli occhi al mondo, apriamo la finestra e guardiamo fuori.

Dentro di me e poi a voce alta, esprimo il mio ringraziamento: “Ringrazio di essere qui. Voglio meritarmi questa giornata.” Possiamo accompagnare le parole con un gesto, respirare a fondo e aprire le braccia estendendole di lato e poi unire le mani al centro dello sterno.

Proviamo insieme.

Ascoltiamo il nostro respiro, solleviamo le braccia inalando, aprendo gli occhi. Ora, socchiudendo gli occhi esaliamo, portiamo le mani allo sterno. Restiamo così per tutta l'esalazione. Qualche respiro in questa postura. Poi, di nuovo, spalanchiamo gli occhi, inaliamo a fondo.

Se non vogliamo pronunciare questo ringraziamento a voce alta, possiamo pensarlo dentro di noi, oppure, in alternativa alle parole, possiamo emettere dei suoni. Così saremo collegati con l'esterno: con il suono cominciamo a mettere il nostro respiro in contatto con la realtà.

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SIRSASANA.

Siamo venuti allo Yoga per non ripetere quello che conosciamo già, ma per mettere tutto quello che è nuovo dentro il progetto della pratica di oggi.

Dovremmo poter verificare tutti l'appoggio degli avambracci a terra.

Quando sentiamo bene l'apertura delle spalle, giriamo le dita dei piedi per prepararci a sollevare le ginocchia.

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L'esercizio non finisce quando decidiamo di venire giù, ma quando ci ritroviamo nella posizione di partenza.